EPIC prosegue il monitoraggio dei macro rifiuti nelle regioni del consorzio transfrontaliero: dopo la Sardegna, è la volta della Corsica del Nord

Dal 13 al 23 Giugno 2026, ricercatori del CNR-ISMAR impegnati nel progetto EPIC hanno partecipato a campagne di monitoraggio dei rifiuti marini in Corsica, nella zona Nord dell’isola, spaziando dalla costa est a quella ovest.

Una campagna di monitoraggio di macro marine litter spiaggiati, condotta, per il progetto EPIC, da ricercatori del CNR-ISMAR a metà giugno 2026, ha confermato quanto già evidenziato nella precedente campagna realizzata due mesi prima: il ruolo delle correnti marine è fondamentale nel determinare i punti di accumulo dei detriti provenienti dal mare. Come per il monitoraggio di Aprile 2026 , avvenuto in Sardegna, anche in Corsica sono state esplorate una ventina di spiagge prive di strutture balneare gestite, distribuite sia sul lato est che lato ovest di Capo Corso, dove sussistono zone protette e parchi marini. E come per la Sardegna, i risultati mostrano una maggiore abbondanza di rifiuti nella parte ovest dell’isola. In generale, comunque, le spiagge di questa zona Nord della Corsica presentano una bassa densità di rifiuti; solo in pochi siti, e tutti sul lato ovest, si sono riscontrati accumuli, in un caso anche molto consistenti. L’altra cosa interessante, che ricalca quanto gia’ riscontrato in Sardegna, è la presenza di materiale (riconoscibile dalle etichette) di chiara provenienza africana (Tunisia, Algeria, ecc.). Il trasporto dalle coste africane fino a quelle ovest dell’isola è avvenuto grazie alle correnti marine, in particolare la Corrente Atlantica che, una parte della quale, dopo l’entrata nel canale di Sardegna, risale la costa ovest della Sardegna e prosegue a nord verso la Corsica.
Interessante è stato anche il ritrovamento di materiale, di provenienza italiana, ma risalente ad una produzione locale (la “Niveina” prodotta a La Spezia) terminata negli anni 70 del secolo scorso. Lo stato di degrado e la presenza di numerose colonie di organismi benthonici incrostanti denota una lunga permanenza in acqua. In questo caso, rifiuto “remoto” non per distanza ma per età!
Potremo dire che le “vie dei rifiuti” sono infinite, ma riuscire a risalire alla loro provenienza è un tassello importante per poter capire quali sono le fonti principali di immissione e come si muovono e, quindi, dove vanno a finire. Il progetto EPIC sta portando avanti questo studio in parallelo al progetto “Plastic Detectives”, nel quale collabora con l’Istituto “LABOMAR” e con la associazione A.M.I. (Ambiente Mare Italia) nel riconoscimento dei macro rifiuti spiaggiati, sia in Italia che su alcune delle coste Brasiliane, all’interno della convenzione recentemente formata fra CNR e ICMbio (Instituto Chico Mendes de Conservação da Biodiversidade).