Clima e paleoclima

Cambiamenti climatici durante il presente periodo interglaciale e impatto delle attività umane

I periodi interglaciali (come gli ultimi 10.000 anni) rappresentano poco più del 10% del tempo geologico e sono dunque un'eccezione in un sistema che tende a mantenersi più a lungo in condizioni glaciali. E’ necessario: 1) conoscere tipo di circolazione oceanica, interazione oceano-atmosfera, produttività (marina e terrestre) che caratterizzano i periodi interglaciali, 2) definire la successione di eventi che ne caratterizza la fine e il passaggio ad una nuova glaciazione e 3) individuare le aree dove probabilmente si innesca tale cambiamento. Discriminare l’influenza delle attività umane (attraverso l’emissione di gas serra dall'inizio dell'epoca industriale), rispetto alle tendenze naturali del sistema oceano-atmosfera-biosfera è un passaggio necessario se si vogliono definire i limiti di confidenza entro i quali è possibile una previsione del cambiamento globale nell’immediato futuro. Di particolare interesse sono gli intervalli interglaciali precedenti (come gli Stadi Isotopici 5, 11 e 31) caratterizzati da valori di temperatura maggiori di quelli che caratterizzano l'interglaciale attuale ma non da tenori di CO2 maggiori alti come quelli attuali.

Durante l'intero Olocene (ultimi 10 mila anni), l'impatto umano sulle foreste, i suoli, i reticoli idrografici e i sistemi costieri è aumentato costantemente con conseguenti effetti a scala regionale e globale. I depositi deltizi e di mare basso del Mediterraneo costituiscono un archivio storico e preistorico eccezionale per studiare le variazioni climatiche e l’impatto antropico a partire dall'Età del Bronzo (circa 3500 anni fa) e di periodi significativi come l'Ottimo Medioevale e la Piccola Età del Ghiaccio (1450-1880 AD).

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