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SEISMOFAULTS 2017: dalla collaborazione fra CNR, INGV e Università La Sapienza di Roma

Dai fondali del Mar Ionio un aiuto per comprendere i terremoti

Monday 19 June 2017

SEISMOFAULTS 2017: dalla collaborazione fra CNR, INGV e Università La Sapienza di Roma

SEISMOFAULTS 2017

www.seismofaults.it

Progetto scientifico di CNR, INGV e Sapienza Università di Roma

Terremoti, Faglie e Vulcani in fondo al mare: ora li osserviamo da vicinissimo

L’esplorazione umana dell’universo si espande ormai fino a Saturno ed oltre, ma i fondali oceanici della Terra, anche quelli più vicini alle località abitate o frequentate dai turisti, sono spesso sconosciuti. Eppure, tali fondali ospitano e celano vulcani e lunghe fratture della crosta (faglie) che possono essere all’origine di violenti terremoti, eruzioni, frane sottomarine e tsunami, mettendo a rischio la vita nei vicini centri abitati.

Per esempio, la regione dello Stretto di Messina ed il vicino Mar Ionio sono state le aree origine di violenti terremoti e tsunami nel corso degli ultimi secoli, provocando morte e distruzione. Ricordiamo, tra gli altri eventi sismici catastrofici, quelli del 1908 (Messina e Reggio Calabria), 1905 (Calabria meridionale), 1783 (Calabria meridionale), 1693 (Val di Noto), 1169 (Sicilia orientale) e 362 d.C. (Sicilia orientale e Calabria meridionale). Solo nel 1908 le vittime furono più di 80.000.

Le faglie e le cause che hanno generato i terremoti e gli tsunami sopra menzionati sono ancora totalmente o parzialmente sconosciute.

Ora un nuovo ed ambizioso progetto scientifico (SEISMOFAULTS) del CNR (Roma e Bologna) INGV (Roma, Palermo e Gibilmanna) e Sapienza Università di Roma si propone di monitorare ed esplorare da vicino le faglie sismiche del Mar Ionio e dello Stretto di Messina. Nel mese di maggio, durante la crociera oceanografica SEISMOFAULTS 2017, un team scientifico (CNR, INGV e Sapienza) con l’assistenza dell’equipaggio marittimo Sopromar della nave Minerva Uno ha installato sui fondali del Mar Ionio, a profondità fino a circa 2600 m, otto sismometri e due moduli con sensori geochimici. Gli strumenti sono molto vicini ai potenziali epicentri dei terremoti e registreranno i movimenti del suolo in caso di terremoti e le emissioni gassose del fondale ionico per circa 12 mesi. Al termine di tale periodo, gli strumenti verranno sganciati con un telecomando dalla zavorra che li tiene ancorati in fondo al mare e saliranno per galleggiamento in superficie dove saranno recuperati per procedere ad un eventuale riutilizzo altrove.

Con i nuovi dati raccolti, il team SEISMOFAULTS si propone di individuare e definire le faglie potenzialmente origine di terremoti e tsunami catastrofici. Al fine di esplorare la prevedibilità dei terremoti, con un po’ di fortuna, si potrebbe anche riuscire a raccogliere informazioni per lo studio di fenomeni precursori dei terremoti, come ad esempio anomalie nelle modalità del degassamento dai fondali marini. I due moduli geochimici di fondo mare sono stati installati proprio per quest’ultima finalità.

Il materiale scientifico e divulgativo è disponibile nel sito: www.seismofaults.it

Notizia ripresa dalla Repubblica del 15 Giugno 2017

e da:

Il giornale della protezione civile:


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